La padronanza della propria mente è la via verso la felicità

Perché la padronanza della propria mente è la via verso la felicità? Crediamo che qualcosa di esterno a noi dovrebbe, potrebbe finalmente acquietarci, renderci felici, ma la verità è che, viviamo a ripetere meccanicamente pensieri e comportamenti su cui fondiamo la nostra vita, autocreando così ciò che temiamo maggiormente. La mente che mente di Osho offre una visione dell’infelicità umana e al contempo la via d’uscita attraverso la meditazione e il risveglio dal sonno della coscienza.

Come il fabbro raddrizza una freccia, così il saggio governa i suoi pensieri, per loro natura instabili, irrequieti e difficili da controllare.
I pensieri fremono e si dibattono per sfuggire alla morte come pesci tolti alla loro dimora liquida e gettati sulla terraferma.
La padronanza della propria mente, ribelle, capricciosa e vagabonda, è la via verso la felicità.


Dhammapada 33-35

L’esistenza non conosce passato, né futuro: conosce solo il presente; ma noi siamo seduti dietro al buco di una serratura e guardiamo da lì. Nulla è passato, nulla è futuro: tutto è sempre presente. Ma il nostro modo di percepire il reale è limitatissimo. Per questo continuiamo a chiedere come mai nel mondo vi è infelicità, come mai c’è questo e quest’altro…
perché? Se si riesce a guardare il Tutto, questi interrogativi scompaiono completamente. E per guardare il Tutto, dovrai uscire dalla tua stanza, dovrai aprire… la porta, dovrai abbandonare questa percezione tanto ristretta. Questo è la mente: un buco di serratura, ed è un buco piccolissimo.

Siamo ciò che pensiamo.
Tutto ciò che siamo sorge con i nostri pensieri.
Con i nostri pensieri formiamo il mondo.

Se vuoi conoscere veramente chi sei nella realtà, devi imparare ad arrestarti in quanto mente, devi imparare come arrestare il pensiero. La meditazione non è altro che questo: meditazione significa uscire dalla mente, abbandonare la mente e avviarsi in uno spazio chiamato nonmente. L’infelicità è l’ombra della mente: mente significa sonno, inconsapevolezza, incoscienza. Mente significa non sapere chi sei, e tuttavia fingere di saperlo. Mente significa non sapere dove stai andando, e tuttavia fingere di conoscere la meta, sapere a cosa serve la vita… non sapere nulla sulla vita, e tuttavia credere di saperlo.

La meditazione ti renderà consapevole, forte e umile. La meditazione ti renderà consapevole, perché ti darà la prima esperienza di te stesso. Tu non sei il corpo, tu non sei la mente: tu sei la pura testimonianza della consapevolezza. E quando questa consapevolezza-testimone viene toccata, accade un grande risveglio: è come se un serpente, che stava avvolto su se stesso, all’improvviso si drizzasse; è come se qualcuno, che stava dormendo, venisse scosso e si svegliasse. All’improvviso si ha un grande risveglio interiore. Per la prima volta senti di essere. Per la prima volta percepisci la verità del tuo essere.

Puoi immaginare, puoi ipotizzare, puoi pensare, ma sarà solo un pensiero.
La vita non ha bisogno di essere pensata, può essere vissuta.

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La Mente che Mente

OshoLa Mente che Mente Commenti al Dhammapada di Gautama Il BuddhaFeltrinelliVoto medio su 5 recensioni: Buono€ 9.5