Piante Medicinali

L’uomo e le piante: la scoperta delle proprietà curative delle piante

L’uomo e le piante: la scoperta delle proprietà curative delle piante

 

La scoperta delle proprietà curative delle piante è ben noto sin da i tempi più antichi. L’uomo primitivo ritrova nella pianta l’alimento, l’indumento, il riparo, l’arnese da lavoro, la fonte del calore, la cosmesi, i profumi e anche naturalmente la medicina. Da un punto di vista storico si può affermare che tutta la medicina ha le sue origini nella scienza delle piante medicinali.

Le piante officinali costituiscono una risorsa naturale utilizzata da sempre grazie alle loro proprietà, che ne consentono l’impiego in diversi campi, quali erboristico, farmaceutico, cosmetico, ecc..

Da alcuni decenni l’interesse per queste specie è aumentato notevolmente, in considerazione del fatto che la richiesta dei prodotti derivati da esse è andato sempre più allargandosi, in armonia con la sempre più diffusa esigenza di migliorare la qualità della vita, anche tramite la fruizione di sostanze sempre più genuine. Questa tendenza rappresenta la nuova sfida per i ricercatori, che hanno ora il compito di individuare e sviluppare le fonti degli elementi funzionali, cioè di quelle piante contenenti sostanze con effetti benefici sulla salute.

Le piante officinali: definizione 

Con la definizione “piante officinali” si indicano tutte le specie aromatiche e medicinali, ovvero tutte quelle piante in grado di fornire droghe che possono essere a loro volta destinate al consumo diretto o alla trasformazione per l’estrazione dei principi attivi.

Il termine è generico e il suo significato è piuttosto elastico dal momento che è comunemente frequente l’uso di termini diversi quali “piante medicinali”, “piante aromatiche” e “piante da essenza”, come sinonimi a seconda del loro impiego.

In particolare vengono definite “piante aromatiche” quelle piante dotate di una o più sostanze penetranti che conferiscono particolari odori e/o sapori e che vengono impiegati nella preparazione di cibi, al fine di aumentarne l’appetibilità e per i diversi impieghi industriali (bevande, cosmetici, profumi). Secondo la definizione data dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, “pianta medicinale” è, invece, ogni vegetale che contiene, in uno o più dei suoi organi sostanze che possono essere utilizzate a fini terapeutici. Sono molte le piante utilizzate dall’uomo a scopo officinale. 

La scoperta delle proprietà curative delle piante

La scoperta delle proprietà curative delle piante è ben noto sin da i tempi più antichi.

Da un punto di vista storico si può affermare che tutta la medicina ha le sue origini nella scienza delle piante medicinali.

Gli indiani del Nord America conoscevano circa trecento piante diverse per curare il raffreddore, la febbre e le ferite e altre duecento con effetti lassativi, sedativi e stomachici. Prima che in Europa si depositasse il marchio dell’Aspirina (esattamente il 1° febbraio 1899 a Berlino), moltissime tribù primitive usavano la corteccia di salice per curare i reumatismi; il salice, infatti, contiene la salicina, sostanza antidolorifica simile all’aspirina
Anche il curaro, usato per millenni dalle popolazioni sudamericane per catturare gli animali paralizzandone i muscoli, fu scoperto in Svizzera solo verso la metà del secolo scorso applicandolo nell’anestesia generale.

L’aspetto istintivo dell’uomo primitivo, che forse tanto “primitivo” non era, divenne razionale quando dalle osservazioni e dagli esperimenti si cercò di migliorare la qualità della vita umana. Con la nascita delle civiltà, le classi elevate si appropriarono di conoscenze pregresse, diffuse nelle comunità primitive, e se ne avvalsero per differenziarsi dalle classi plebee le quali, però, col tempo, riuscirono a riappropriarsi, almeno in parte, di ciò che gli era stato sottratto.

Le prime notizie sull’uso di piante a scopo curativo si perdono nella notte dei tempi. Alcuni autori infatti le fanno risalire a 10.000 anni fa, provenienti dall’India (i Veda in effetti contengono molti riferimenti al mondo vegetale), altri a 5.000, al massimo 8.000 anni fa,provenienti dalla Cina.

I più antichi documenti scritti appartengono alla civiltà cinese: famoso è l’erbario del padre della medicina cinese e inventore dell’agopuntura Shen-nung , risalente al 2700 a.C. il Pen Ts’ao Ching (Enciclopedia delle erbe) che riporta la descrizione di 2000 piante medicinali e di 8000 prescrizioni erboristiche. Egli descrisse le piante con la loro storia, le loro dosi medicinali e i loro metodi di preparazione: è un’opera di inestimabile valore, in cui sono evidenti le tracce dell’antica filosofia cinese del Tao, coi suoi principi eterni e immutabili, che si manifestano nei segni opposti dello ying e dello yang e nei cinque elementi naturali: terra, acqua, fuoco, legno e metallo, fra loro interconnessi.

Anche in India come in Cina l’uso delle piante officinali è antichissimo. Lo dimostra uno dei testi fondamentali dell’Ayurveda ( il sistema di medicina indiana più antico di cui l’uomo abbia conoscenza) contenente medicamenti composti da 67 erbe, tra cui lo zenzero, la cannella, la senna e molte altre. 

Ma è in Egitto che possiamo trovare le basi della nostra cultura medica occidentale. Infatti il più antico manoscritto sulla medicina naturale è un papiro (1550 a.C.) che contiene circa 876 formule erboristiche basate su più di 500 piante, di cui quasi un terzo compare ancora nelle farmacopee occidentali. A motivo delle loro tecniche di imbalsamazione gli egizi sono stati anche i primi a elaborare un’arte aromataria con cui distruggere funghi e batteri responsabili dei processi di decomposizione. I principi odorosi attivi di fiori, foglie, radici, resine, bacche, semi e frutti, assorbiti dagli oli usati come eccipienti, trovavano applicazione anche nella cosmesi e nell’igiene, e questi metodi rimasero in vigore sino alla scoperta dell’alambicco.

La Grecia classica è stata profondamente influenzata dalla sapienza Egizia e da quella Mesopotamica e, naturalmente, anche per quanto riguarda la conoscenza e la pratica medica è debitrice nei loro confronti. Anche per i Greci, come per le altre popolazioni, valeva l’antico connubio tra magia e medicina. Essi ritenevano, infatti, che gli dei fossero stati i primi erboristi e medici e che avessero insegnato ai mortali l’arte curativa. Asclepio fu il più grande di tali dei medici. La sua storia personale rivela che fu un grande guaritore e le sue abilità e i suoi successi lo condussero al processo di deificazione. Ancora una volta in conformità alla tradizione egizia, la magia ed il mistero sono associati alla pratica medica. 

La prima classificazione organica di circa 400 specie di piante medicinali fu opera del più famoso dei medici greci Ippocrate di Kos (460 -377 a.C.) il quale si servì di fonti egizie depurandole dagli elementi magici e attribuendo alle malattie cause naturali.

La malattia era una sorta di squilibrio dei rapporti tra gli umori, che andavano considerati in sintonia con gli elementi primordiali dell’universo (terra, acqua, aria, fuoco), con le qualità elementari dell’esistenza terrena (freddo, caldo, umido, secco), con le stagioni dell’anno (primavera, estate, autunno, inverno), con le età della vita (puerizia, giovinezza, maturità, vecchiaia). La dottrina Ippocratica consisteva nel curare i sintomi con il loro contrario o con il loro simile.

Verso la metà del III sec. Teofrasto studiò sistematicamente le piante e le descrisse dettagliatamente nella sua Historia Plantarum. Un testo fitoterapico di difficile comprensione, in quanto la maggior parte dei nomi è totalmente dissimile a quelli attuali. Egli comunque cercò di stabilire un metodo scientifico di classificazione delle piante, basato per esempio sul tipo di fusto e sulla possibilità di coltivare o meno la specie vegetale. Indubbiamente fu un approccio del tutto moderno alla classificazione delle piante che prima avveniva in modo alfabetico. Il principio di miscelare le sostanze aromatiche inventato da Teofrasto rimase in auge fino alla comparsa della chimica moderna.

Alcuni secoli più tardi, l’opera di Ippocrate fu ampliata da Dioscoride Pedanio, medico greco poi divenuto cittadino romano, che inventariò più di 500 droghe di origine minerale, vegetale e animale in un celebre trattato che prese il nome di “ De Materia Medica”. Il trattato include una ricchissima farmacopea e fornisce indicazioni sul trattamento di varie affezioni e condizioni: dalla forfora alla lebbra, dal mal di denti alle gravidanze indesiderate. Per oltre quindici secoli dalla sua composizione, l’opera è stata impiegata in Europa e nel Vicino Oriente, al punto che molti dei trattari posteriori seguì il suo schema di classificazione e descrizione. Quindi è in epoca romana che si comincia a parlare di Farmacoterapia e Farmacognosia nel senso moderno del termine (studio delle “droghe”, ovvero dei prodotti complessi di origine vegetale, animale): non si hanno più semplici elenchi, ma delle vere e proprie descrizioni dell’uso, degli effetti, del dosaggio, delle modalità di somministrazione e dell’aspetto delle piante medicinali.

Il più importante degli studiosi del regno vegetale nella Roma antica fu Plinio il Vecchio. La sua opera “Naturalis Historia” era descrittiva e le informazioni in suo possesso non furono verificate dall’autore, per questo motivo il suo lavoro non ha avuto grande importanza per lo sviluppo della medicina. Molto più significativi sono gli scritti di Galeno, forse il medico più importante dopo Ippocrate. Il suo erbario il De simplicium medicamentis et facultatibus dà informazioni su ogni pianta e sul suo ambiente, ognuna accompagnata da una nota sul suo uso medicinale. Il suo nome, inoltre, diede origine al termine “galenico” che significa “medicinale da prepararsi al momento”.

Il XVII secolo fu l’epoca di maggiore prosperità per l’erboristeria prima di avviarsi verso un ingiustificato declino. Infatti nei due secoli successivi l’abilità degli erboristi venne lentamente sostituita dal progresso della medicina che cominciò ad essere sempre più coinvolta nelle sperimentazioni dei laboratori di fisica e chimica, collocando in secondo piano la tradizione delle cure fitoterapiche.

Sull’onda di questo entusiasmo il mondo scientifico concentrò lo studio verso i prodotti di sintesi, sottraendo interesse alle piante officinali e medicinali che furono per lo più utilizzate come materiale di partenza per l’ottenimento delle molecole pure. Tale cambiamento fu favorito da diversi fattori come la scarsità e la difficoltà di reperire nuove fonti vegetali, i lenti procedimenti di estrazione messi a confronto con la velocità dei procedimenti sintetici e, non ultimi, i costi elevati.

Tuttavia, gli ultimi decenni del novecento, mostrano un rinnovato interesse verso le piante medicinali, supportato dal crescente apprezzamento dei consumatori che, sia per la cura del corpo che per la prevenzione scelgono di tornare alla “natura”.

RIPRODUZIONE VIETATA. QUESTO ARTICOLO HA SOLO FINE ILLUSTRATIVO E NON SOSTITUISCE IL PARERE DEL MEDICO. NON E’ DESTINATO A FORNIRE CONSIGLI MEDICI, DIAGNOSI O TRATTAMENTO. DISCLAIMER

Articolo scritto da: Anna

Bibliografie: A.A.V.V. (1989). Piante medicinali e aromatiche, coltivazione e utilizzazione. Ed. Reda. Roma. Vol.2

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