Benessere Psicofisico

Meditazione Mindfulness: cos’è e gli effetti sulla salute

Meditazione Mindfullness: cos’è e gli effetti sulla salute

Guarda, senti, lascia che la vita ti prenda per mano. Lascia che la vita viva per tuo tramite.”

Hokusai dice di Roger Keyes

La meditazione mindfulness si è dimostrata in grado di esercitare un’influenza potente sulla salute, sul benessere e sulla felicità delle persone, apportando significative modificazioni anche a livello cerebrale e neuronale, modificando alcune strutture e attivando alcune aree del cervello e particolari connessioni neurali. Per questo motivo, i training di meditazione sono in costante aumento al fine di promuovere il benessere di bambini e adulti in contesti clinici e non.

Fondamenti storico-filosofici e psicologici della Mindfulness 

Le differenti forme di meditazione si sono sviluppate migliaia di anni fa in India e costituiscono un insieme di tecniche spirituali e psicologiche praticate per promuovere la realizzazione spirituale e il benessere psicofisico degli esseri umani.

La parola meditazione deriva dal termine latino mederi, che significa risanare, curare, guarire, aiutare. Per definire la parola “meditazione” in sanscrito viene utilizzata la parola bhāvanā, che significa dedicarsi alla crescita spirituale e coltivare il ricordo di sé. Mindfulness traduce, invece, il termine sanscrito sati che significa consapevolezza e che rappresenta il cuore della meditazione buddhista. La tradizione afferma che fu il principe indiano Siddharta Gotama (circa 563-483 a.C.), conosciuto come il Buddha (l’illuminato o il realizzato) a indicare ai suoi discepoli il cammino che conduce alla liberazione dalla sofferenza e dal dolore (dukka). Secondo il Buddha, il dolore ha origine nella mente ed è causato dall’incapacità della stessa di accettare il fondamento ontologico del continuo mutamento a cui è sottoposto tutto ciò che esiste. 

L’interesse per la mindfulness in occidente ha preso avvio negli anni ’80 grazie a Jon Kabat-Zinn, biologo molecolare del Massachusetts Institute of Technology, professore emerito di medicina, fondatore della “Stress Reduction Clinic” e del “Center for Mindfulness in Medicine, Health Care and Society” presso la University of Massachusetts Medical School. Egli verificò gli effetti positivi in ambito ospedaliero, in pazienti affetti da dolore cronico e sviluppò il metodo standardizzato Mindfulness Based Stress Reduction (MBSR).

La meditazione diviene un metodo che ha come obiettivo quello di insegnare a fermarsi, imparando ad agire in maniera maggiormente efficace sugli eventi che si presentano nella quotidianità, evitando di mettere in atto reazioni comportamentali automatiche, schemi mentali ripetitivi, riflessi condizionati, pregiudizi e ruminazioni mentali. Relazionarsi con l’esperienza presente in modo accettante e non giudicante ha effetti positivi sulla salute psicofisica degli individui e insegna che la realtà è impermanente e in continuo mutamento; questo permette di ridurre la tensione al controllo e di facilitare lo sviluppo della capacità di abbandonarsi alla vita, di non attaccarsi alle cose ma di lasciarle andare. 

Le ricadute della meditazione mindfulness sulla salute delle persone hanno contribuito alla sua rapida diffusione in Occidente negli ultimi trent’anni. Questo è avvenuto in diversi contesti clinici (strutture ospedaliere) e non clinici (ambiti lavorativi, scuole, carceri, ecc.). Negli ultimi dieci anni, inoltre, si è assistito ad una estensione dei protocolli mindfulness in bambini e adolescenti, nei contesti scolastici, educativi e riabilitativi oltre che in persone anziane sane o con patologie neurodegenerative. In particolare, i primi studi si sono concentrati su piccoli campioni clinici, dimostrando l’efficacia della mindfulness in numerosi aspetti della salute psicologica e fisica di bambini e adolescenti (Ott, 2002; Semple et al. 2005).

Dal contesto ospedaliero a quello educativo, dunque, la meditazione di consapevolezza acquisisce una sempre maggior importanza per la crescita personale e per il benessere psicofisico dell’individuo. Risulta importante, infine, sottolineare che la pratica della meditazione mindfulness non implica un’adesione al Buddhismo ed esula da ogni credo religioso.

Cosa vuol dire Mindfulness

Questa meditazione si prefigge di insegnare a diventare consapevoli del proprio respiro, del proprio corpo e delle sensazione che da esso provengono, e dei contenuti della propria mente. Permette di imparare a osservare tutto quello che accade nel “qui e ora”, radicandosi nel presente e coltivando la gentilezza, la compassione verso se stessi e verso il prossimo, l’accettazione e l’empatia. 

La meditazione mindfulness si è dimostrata in grado di esercitare un’influenza potente sulla salute, sul benessere e sulla felicità delle persone, apportando significative modificazioni anche a livello cerebrale e neuronale, modificando alcune strutture e attivando alcune aree del cervello e particolari connessioni neurali. Per questo motivo, i training di meditazione sono in costante aumento al fine di promuovere il benessere di bambini e adulti in contesti clinici e non. 

In generale si può dire che riduca i livelli di stress, ansia, depressione e irritabilità, e che, nel contempo, aumenti la memoria, i tempi di reazione e la resistenza mentale e fisica, che renda migliori e più appaganti le relazioni umane e che rinforzi il sistema immunitario. 

La mindfulness permette di potersi radicare nel presente per riprendere il controllo della propria vita, risvegliandosi alla medesima, vivendola così com’è, nel suo dispiegarsi attimo dopo attimo, e dandole il suo peso reale nell’unico momento che mai ci sia dato: il qui e ora. Perché come dice Kabat-Zinn: “la maggior parte del tempo non ci rendiamo conto della ricchezza del momento presente, l’unico che possediamo. Dovremmo imparare a viverlo e a abitarlo con maggior consapevolezza: appropriarci del momento presente per vivere la vita che ci appartiene.

La Mindfulness nei bambini 

Iniziando ad analizzare il contesto scolastico ed in particolare il mondo dei bambini, si può affermare che molto spesso alla base del nostro sistema educativo ci sia una forte competitività sulle prestazioni, che lascia poco spazio all’apprendimento socio-emotivo. La meditazione, in questo specifico caso, può costituire un elemento essenziale della prima educazione, in quanto fa emergere capacità i cui benefici dureranno tutta la vita. Qualsiasi tentativo di avviare i bambini alla meditazione deve essere fatto con sensibilità e saggezza, mettendoli in condizione non soltanto di meditare, ma anche di valutare l’utilità della meditazione per se stessi.

La meditazione può essere vista come un impareggiabile sistema di esercitazione mentale e di autoesplorazione che conferisce ai bambini maggiore efficienza nelle proprie attività, migliorando l’apprendimento, la memoria, la consapevolezza di sé, l’equilibrio emotivo, la capacità di attenzione e la creatività.

La meditazione non trasforma i bambini in persone differenti, ma ha la potenzialità di perfezionare quanto di buono c’è in loro.

Sembra, quindi, importante aiutare i bambini a comprendere se stessi, a padroneggiare le proprie ansie e i propri processi mentali, a scoprire la tranquillità, l’armonia e l’equilibrio dentro di sé, a usare in modo produttivo la propria energia mentale e ad accedere ai livelli creativi della mente.

La mindfulness permette ai bambini di mantenere vivo lo stupore nei propri confronti, di conservare la freschezza, permettendo loro di avere continuamente accesso a quella ricchezza e a quell’originalità di pensiero da cui scaturiscono non solo la creatività, ma anche quella curiosità e quella presenza mentale che sono essenziali alla gioia di vivere. La meditazione è uno dei mezzi più validi per aiutare i bambini ad affrontare meglio la vita sia dal punto di vista personale che scolastico.

Per tutte queste ragioni la meditazione mindfulness, insegnata a scuola da istruttori qualificati, può avere un ruolo importante e può instaurare un circolo virtuoso. L’insegnate può rappresentare un testimone autorevole con gli studenti, è la persona più adatta a proporre loro un comportamento consapevole, in quanto in virtù del suo ruolo è affidabile, in grado di motivarli e di ispirarli ad incorporare la mindfulness nelle loro vite (Joyce et al., 2010).

In conclusione, dunque, tramite la mindfulness si riunisce l’educazione affettiva con l’educazione alle relazioni interpersonali: rapportarsi in maniera empatica, significativa, positiva e con fiducia a se stessi, agli altri, al mondo, che si lega al campo affettivo e alla conoscenza di sé. Solo attraverso il recupero della capacità di identificazione e la corretta espressione dei sentimenti è possibile una crescita personale e olistica dell’individuo: quest’ultima, dal greco holon (“tutto”, “intero”), permette, attraverso un approccio globale, di considerare l’individuo nella sua interezza e unità come un sistema integrato di parti, le cui varie funzioni concorrono a questa unità e allo sviluppo e alla manifestazione del Sé.

RIPRODUZIONE VIETATA. QUESTO ARTICOLO HA SOLO FINE ILLUSTRATIVO E NON SOSTITUISCE IL PARERE DEL MEDICO. NON E’ DESTINATO A FORNIRE CONSIGLI MEDICI, DIAGNOSI O TRATTAMENTO. DISCLAIMER

Articolo scritto da: Anna

Riferimenti: Mindfulness: pratica meditativa, strumento di riabilitazione e approccio terapeutico nei contesti educativi – Tesi Dott.ssa Margherita Pecile

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