Una corretta alimentazione nella prima infanzia
Alimentazione sana

Una corretta alimentazione nella prima infanzia

 

Una corretta alimentazione è alla base di un corretto stile di vita. Perchè non educare anche nella prima infanzia ad uno stile di vita sano ed equilibrato? 

Spesso i genitori non sanno come gestire l’alimentazione dei propri figli che cambiano idea molto di frequente sul cibo, soprattutto nelle prime fasi. Le informazioni che ci arrivano sul tema dell’alimentazione infantile la rendono ai nostri occhi come un percorso faticoso e pieno di conflitti.  

L’alimentazione nei primi anni di vita

È ormai consolidato lo stretto legame tra una corretta alimentazione e una vita in buona salute. Oltre a svolgere una vita attiva tutti i giorni è necessario alimentarsi in modo adeguato sia dal punto di vista qualitativo sia dal punto di vista quantitativo. Risulta fondamentale avere una dieta varia ed equilibrata, altrimenti un’alimentazione basata su pochi e invariati alimenti può portare a disturbi e malattie da carenze e/o squilibri. Ogni alimento, infatti, offre un apporto specifico di nutrienti ed è grazie alla loro combinazione che si può garantire un buon funzionamento del nostro corpo: non esiste infatti un unico alimento che sappia soddisfare tutti i nostri bisogni, se non il latte materno nei primi sei mesi di vita(1).

L’infanzia diventa perciò un momento particolare, con esigenze nutrizionali diverse rispetto all’età adulta, un periodo in cui si delinea già il comportamento alimentare: infatti, le abitudini alimentari che si acquisiscono durante l’infanzia, sembra siano in grado di influenzare le abitudini e lo stato di salute a lungo termine. Si dovrebbe allora sfatare il “mito” del “mangiare tanto, così si diventa grandi” o, almeno in parte, in quanto questa affermazione veicola il messaggio che la salute del bambino derivi solo dalla quantità del cibo che mangia. Dovrebbe prima di tutto “mangiare bene per diventare grande”. 

Ecco che educare fin da piccoli ad una corretta alimentazione, varia ed equilibrata, non può che essere solo un vantaggio per l’adulto di domani. La famiglia ha un ruolo fondamentale nel garantire tale educazione alimentare, seguendo alcuni piccoli accorgimenti. In primis i genitori dovrebbero dare l’esempio, perchè essendo così piccoli, i bambini imparano molto per imitazione e, copiando, assimilano le abitudini alimentari degli adulti. Inoltre, è necessario che in famiglia tutti mangino le stesse cose. È altresì importante abituare i bambini a cibi semplici che mantengano il loro gusto, profumo, colore, coinvolgerli poi nella spesa e nella preparazione del cibo, nel cucinare: vedere con i loro occhi che dalla farina e da un po’ d’acqua si forma la pagnotta di pane. Altro accorgimento è la scelta delle materie prime, ovvero acquistare cibi freschi e di stagione per mantenere quelle proprietà nutritive importanti per una sana alimentazione. 

Solo così, una volta che il bambino ha fatto queste esperienze, le potrà conservare nella propria memoria e trasformarle in linee guida che lo accompagneranno per tutta vita

Dall’allattamento allo svezzamento

Lo psicopedagogista Bruno Bettelheim ci ricorda che: l’allattamento è l’evento centrale dell’esistenza infantile, il mattone fondamentale sul quale, se tutto va bene, il bambino costruirà la fiducia in sè stesso, nelle persone significative della sua vita e, per estensione, nel mondo(2). Dopo la nascita, il bambino dovrà conquistare il suo cibo.

Infatti, come sottolineava Bruno Bettelheim, l’allattamento non deve essere visto solo come un’erogazione da parte della madre e come un’ingerimento da parte del bambino, perchè questo atto rappresenta il legame archetipico che ci unisce ad un’altra persona e alla vita stessa. È il primo contatto, la prima relazione con l’altro, dove entrambi, madre e bambino, sono al reciproco servizio. 

Diventa un momento carico di significato non solo dal punto di vista affettivo-emozionale, ma anche dal punto di vista della salute del bambino. 

L’allattamento diventa come una pozione magica, un alimento semplicemente perfetto, a misura del neonato che cresce(3): la composizione varia non solo da bambino a bambino, ma anche da mese a mese e da un giorno all’altro, perchè diventerà sempre più nutriente per saziare l’appetito del piccolo. La sua composizione può variare perfino nel corso della stessa poppata: sarà prevalentemente composto da acqua e zucchero all’inizio per placare la sete del bambino, alla fine, invece, sarà un concentrato di grassi per saziare la fame. Esso può variare il proprio sapore a seconda del cibo che la madre mangia, proprio come accadeva con il liquido amniotico durante la gestazione: ecco che il latte materno diventa uno strumento di educazione al gusto. Possiamo notare come anche in questo periodo, in cui il bambino è ancora lattante, si parli di educazione al gusto: anche se si parla di allattamento esclusivo, cioè con solo latte materno, anche in questo caso, come durante la gravidanza, la madre quasi inconsapevolmente fa conoscere e assaggiare ancora una volta alimenti del tutto nuovi per il bambino, preparandolo in qualche modo al cibo che un giorno anche lui mangerà e con cui sarà svezzato.

Per svezzamento o divezzamento si intende l’azione del togliere il vezzo(4): il bambino conoscerà nuovi cibi con una consistenza e un sapore diverso dal latte. 

Perchè svezzare? Anche se il latte è un alimento nutriente ed energetico, vi è un momento dello sviluppo in cui esso non è più sufficiente a soddisfare le esigenze nutrizionali del bambino, ed è necessario introdurre nuovi alimenti per completare lo soddisfacimento di taluni bisogni, legati all’apporto di proteine, minerali e vitamine.

È opportuno tenere presente alcuni concetti fondamentali: iniziare lo svezzamento in modo graduale, tenendo sotto controllo la reazione del bambino al nuovo alimento e introducendone uno alla volta; svezzare senza fretta, così da permettere all’apparato digerente di maturare in modo adeguato, ma, soprattutto, svezzare con pazienza, dato che il bambino si limiterà ad assaggiare o a rifiutare il cibo inizialmente. Infine, è fondamentale che la “pappa” vada preparata e non comprata già pronta, solo così possiamo nutrire ed educare il bambino al cibo sano(5).

È dallo svezzamento che inizia la vera e propria educazione ad una sana alimentazione. Abituare i bambini, fin da piccolissimi, a mangiare alimenti diversi per scoprire e conoscere sapori nuovi e accettare le varie tipologie di cibo, è un’esperienza imprescindibile. Non dimentichiamo che se durante lo svezzamento il bambino rifiuta un alimento, non è detto che lo rifiuti per tutta la vita: ripresentarlo a distanza di tempo, con pazienza e più volte, porta ad una sua graduale accettazione. L’assaggio non deve essere visto come un dovere, piuttosto, come un modo per sollecitare la curiosità del bambino, proponendo cibi nuovi come se fossero un viaggio di esplorazione in un pianeta sconosciuto(6).

Costruire fin da subito queste esperienze, avvicina il bambino al cibo e quindi offre un imprinting positivo che influenzerà le sue abitudini da adulto. 

RIPRODUZIONE VIETATA. QUESTO ARTICOLO HA SOLO FINE ILLUSTRATIVO E NON SOSTITUISCE IL PARERE DEL MEDICO. NON E’ DESTINATO A FORNIRE CONSIGLI MEDICI, DIAGNOSI O TRATTAMENTO. DISCLAIMER

Articolo scritto da: Anna

Riferimenti: Il ruolo dell’educazione alimentare e della lettura nei primi anni di vita del bambino – Tesi di Marzia Martinello

Note: 

(1). W. e M. Sears, Allattamento e svezzamento, Novara, Red Edizioni, 2003.

(2). B. Bettelheim, Un genitore quasi perfetto, Milano, Feltrinelli, 1992, p. 372.

(3) E. Balsamo, Sono qui con te. L’arte del maternage, Torino, Il leone verde, 2007, p. 57.

(4) G. Pietra, Lo svezzamento del bambino oggi, Milano, Red Edizioni, 2009, p. 9.

(5) Svezzamento secondo natura di M. Trevisan, Firenze, Edizioni Terra Nuova, 2010.

(6) G. Pietra, Lo svezzamento del bambino oggi, op. cit., p. 11..

 

 

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